Aperitivo con Danilo: Generare valore per l’Italia grazie all’attività extralberghiera: Roberta Caruso, imprenditrice extralberghiera e founder di Home4Creativity.

Di Roberta abbiamo sentito parlare e sentiremo parlare molto nel futuro dell’industria extralberghiera italiano. Se non la conoscessi, questa reagazza di 29 anni è la fondatrice di Home4Creativity, il primo co-living italiano nato in Calabria, proprio dall’idea di condividere gli spazi della sua abitazione di famiglia, diventato poi un franchising.

Roberta è stata ospite dell’aperitivo con Danilo, e qui puoi leggere i momenti salienti della interessante chiacchierata fatta con lei.

(5:20) Roberta, sei l’esempio di ragazza italiana che è tornata dagli Stati Uniti per investire nel suo territorio, e l’hai fatto in prima persona sfruttando gli spazi di un immobile di famiglia in Calabria, che è diventato il primo co-living in Italia.  Cosa ti ha spinto a tornare in Italia?

Sono un’ex “fuggitiva pentita” della Calabria, nel senso che appartengo a quella generazione di persone che sono andate via con la speranza di trovare fortuna. Posso dire di aver trovato anch’io fortuna, nel senso che ho trovato persone che mi hanno accolto nelle loro case e mi hanno mostrato il loro entusiasmo per quell’Italia fatta di paesini, pietre, casette, viuzze. Quell’Italia che io avevo sempre considerato “difettosa”. Ma in fin dei conti l’Italia da dove io stessa provengo.

A un certo punto quindi mi sono chiesta: “e se fossi io a non vedere la ricchezza che mi circonda, che affascina così tanto le altre persone?”. Da quel momento in poi ho cominciato a vedere le cose che mi appartenevano da sempre sotto un altro punto di vista.

Sono partita proprio da casa mia. La mia famiglia ha un casolare meraviglioso nei monti della Sila che definisco “filosoficamete sublime”, nel senso che l’uomo immerso in quel contesto meraviglioso può provare l’esperienza di sentirsi infinitamente grande e infinitamente piccolo nello stesso istante.

Casa mia è diventata un co-living, ovvero una casa condivisa dove convivono mondi visioni culture e lingue diverse. Lo stesso nome “Home4Creativity” è inglese, proprio perché credo sia la lingua più democratica di tutte, che ci permette di entrare in sinergia sempre e ovunque anche se veniamo da mondi e culture diverse.

(14:07) Il mood della nostra community è sempre stato L’italia può vivere di Turismo. Cosa ne pensi tu?

Sono d’accordo!  Di base credo comunque che il turismo sia una diretta conseguenza della qualità di vita delle persone che vivono in Italia, fatta di piccoli borghi, di città di provincia, ma anche di metropoli come Roma e Milano.

Credo che più puntiamo al miglioramento della qualità di vita delle comunità locali, più l’Italia potrà vivere di turismo in futuro.

Tutto dipende dalla mission che ci diamo. Esattamente come quando fondiamo un’azienda, la mission non può essere solo di tipo economico, altrimenti falliremo in partenza. Il denaro è una conseguenza, il business è una conseguenza. Nel turismo vale lo stesso principio. L’accoglienza è un modo per attrarre nuove persone curiose e nuovi abitanti verso posti dove si vive bene che vale la pena scoprire.

(16:19) È bello ciò che dici, il perché personale è alla base di qualunque cosa. Avere esperienza e anni di lavoro nel nostro settore non è sufficiente, quello che conta è la mentalità…

Credo sia arrivato il momento di mettere da parte le “rendite” con cui abbiamo campato a lungo finora e di cominciare a rimboccarci le maniche.

L’italia può Vivere di Turismo, ma prima dobbiamo stare bene noi.

Dobbiamo avere una visione positiva del futuro, anzi, basterebbe avercela una visione! Se chiedo alle persone come vedono l’Italia tra 10 anni, gran parte di loro mi risponderebbero “uno schifo”.

Non possiamo partire da questa convinzione perché pur essendo vero che il nostro paese sta vivendo una fase negativa da diversi anni, è altrettanto vero che siamo NOI a decidere che cosa vogliamo che succeda di qui in avanti.

Se partiamo con una visione negativa è molto difficile che accadano le cose.

19:18: Il settore extralberghiero sta contribuendo alla rinascita dei piccoli borghi, Secondo te una struttura extralberghiera come si deve presentare per rispondere alle esigenze del turismo di oggi?

A me piace parlare di unicità e di identità. Molti mi chiedono: “come si può fare a distinguersi dai competitor?”. Ecco, credo sia una falsa domanda. Se da un lato ci sono gli standard di base che tutte le strutture ricettive devono rispettare (i letti, la climatizzazione, le comodità ecc..), la differenza secondo me  la fa il conoscere se stessi, conoscere la struttura che abbiamo tra le mani.

La struttura che gestiamo non è soltanto un posto letto, ma è cosa viva. Per rimanere impressi nel cuore del viaggiatore dobbiamo mettere lì dentro un pizzico di noi stessi. Ecco il segreto della gestione.

Quando faccio un’analisi di una struttura cerco sempre di partire da quelli che sono gli elementi identitari, la storia di quell’edificio, ma anche litigi che si porta dietro, i traumi, e le divisioni familiari. Oggi gli immobili italiani soffrono di questo mega problema per cui spesso su un immobile insistono una decine di persone, ed è difficile mettersi daccordo sul da farsi.

Attraverso un metodo che si chiama Shake, cerchiamo di decostruire l’immobile, individuando le sue caratteristiche, le sue potenzialità e i limiti per ricostruire un tutt’uno con l’anima del proprietario e l’anima del posto.

Quello di cui c è bisogno è proprio lo sforzo in più di pensare alle persone che ci piacerebbe vedere dentro la nostra struttura, perché magari c’è una nicchia di persone più vicine a noi più affini ai nostri interessi.

(26:47) Tu lavori soprattutto nei borghi, fuori dalle città principali. Come sta cambiando il turismo in questi posti?

Sempre più persone si stanno spostando verso quelle destinazioni che Wikipedia non può raccontare. C’è sempre più attenzione verso il turismo esperienziale e “trasformazionale” che non si accontenta delle informazioni trovate online, me vuole vivere un’esperienza unica e uguale a nessun’altra.

Anche Michel Onfay, filosofo del viaggio, dice che è il viaggio è l’interlocutore, è la capacità di portare via con te il ricordo di persone piuttosto che le semplici informazioni sui monumenti, le piazze o le fotografie impersonali di cui il mondo digitale è strapieno. Quello che ti resta alla fine di un viaggio è l’artigiano che incontri oppure quella persona locale che ti ospita a casa sua e ti racconta la sua vita.

Una volta il viaggiatore si affidava ad un’agenzia per organizzare ogni aspetto del suo soggiorno, oggi invece è sempre più autodiretto e preferisce “affidarsi al caso”. A volte prenota soltanto il primo pernottamento, il resto lo fa decidere al destino, e questo lo porta nelle piccole realtà come Vaccarizzo, dove fino a ieri non si trovavano motivi apparenti per vivere una vacanza.

32:20 Roberta, ogni anno organizzi il Festival dell’Ospitalità, dove ho avuto l’occasione di fare da relatore e sono tornato a casa con un valore umano incredibile. Parlaci un po’ di questo festival…

Volentieri! Il Festival è ormai giunto alla quinta edizione e l’idea è partita da Evermind, una smart working company italiana che lavora con diversi freelance in tutta Italia, alla quale ci siamo affiancati insieme a Kiwi, una cooperativa sociale che si occupa di cultura a 360 gradi. Abbiamo quindi costruito un team che ogni anno cerca di portare all’interno di questo festival formatori e imprenditori italiani che rappresentano casi emblematici di “ospitalità innovativa”.

Durante questa tre giorni ci dedichiamo agli operatori del settore turistico (o aspranti tali) ovvero le strutture alberghiere ed extralberghiere, per passare poi ai creatori di esperienze e arrivare alla fine a chi fa narrazione e marketing del territorio.  

La cosa straordinaria è che facciamo tutto questo “adottando” il borgo di Nicotera, dove la comunità è felice di ospitarci e abbraccia il Festival con entusiasmo. Le date della prossima edizione sono il 27, 28, 29 Settembre: se avete l’occasione partecipate perché si tratta di un’esperienza incredibile, soprattutto a livello umano!

36:28 Qual è l’impatto che il turismo ha sul territorio dal tuo punto di vista?

L’impatto è grande, perché il turismo è come uno sguardo esterno che sveglia le coscienze. È interessante notare come gli abitanti del paese comincino ora a percepirsi nuovi e interessanti, grazie a chi arriva a visitarli.

Con il progetto “I live in Vaccarizzo” gli abitanti stanno costruendo da sé le basi per far arrivare nuove persone in città. La comunità sta portando avanti un lavoro straordinario e si sta rendendo conto delle bellezze che ha di fronte e fino ad oggi non ha mai preso in considerazione. Quello che prima passava inosservato e veniva dato per scontato ora viene guardato con senso estetico, con gusto e con la voglia di trasformarlo in qualcosa di produttivo e utile per la comunità.

Oggi cominciano già ad arrivare i primi curiosi, che affascinati dalla storia di Vaccarizzo vengono a scoprire questo borgo.

39:03 Qauli sono i benefici che un territorio del genere può trarre dall’indotto del turismo?

L’indotto economico è sicuramente importante, perché coinvolge tutti: strutture ricettive, botteghe artigiane, ristoranti, servizi al viaggiatore. L’industria del turismo amplifica ogni tipo di attività, diciamo che la mia speranza è che tutto questo non cannibalizzi l’identità del territorio.

Molte destinazioni si sono piegate al turista perdendo la propria unicità, altre invece l’hanno mantenuta forte. Napoli ad esempio, diversamente da Roma, ha piegato il turista ad accettare la sua unicità. Ecco l’augurio che mi faccio: che qualunque città grande o piccola eviti di piegarsi alla massa e che il turismo non cannibalizzi l’autentico. Il rischio è sempre dietro l’angolo.

Inoltre il turista di massa si riconoce perché si accorpa in alcuni periodi dell’anno. Il viaggiatore al contrario si muove tutto l’anno ed è multifunzionale proprio come le strutture dovrebbero essere oggi.

La comunità di Vaccarizzo ha partecipato subito entusiasta o si è accodata strada facendo?

La reazione della comunità è stata straordinaria, tutti hanno partecipato subito entusiasti e hanno risposto subito in modo proattivo. Credo che la comunità di Vaccarizzo possa fare scuola su come le barriere tra cittadino e cittadino (a volte proprio tra vicini di casa) possano essere messe da parte in vista di un progetto più grande, che è quello di garantire un futuro alle generazioni che verranno. Sono molto orgogliosa di come la comunità stia prendendo parte a questa sperimentazione.

(47:37) L’italia ha tantissime potenzialità dal punto di vista turistico. Perchè, secondo te, ne stiamo sfruttando poco e niente e cosa potrebbe fare di concreto un cittadino per generare benefici con il turismo?

Ci vorrebbe un trattato per riuscire ad uscire da questa domanda! 🙂 Però una cosa che ritengo fondamentale è risucire a creare una unione tra 4 attori fondamentali:

  • pubblica amministrazione,
  • privato imprenditore,
  • mondo dell’associazionismo,
  • comuntà.

Finchè continueranno a camminare ognuno per la propria strada, magari ostacolandosi tra loro o ragionando a compartimenti stagni, non andremo da nessuna parte.

Credo che diverse persone siano più abituate a lamentarsi di ciò che manca loro piuttosto che a “fare” con ciò che hanno a disposizione. Molti imprenditori all’interno di Vivere di Turismo al contrario hanno voglia di fare, di impegnarsi, di ricostruire il turismo in italia. Al di là delle opinioni su Facebook hanno capito che c’è un mondo da costruire e un terreno vergine su cui farlo e che il turismo e l’ospitalità sono la chiave di lettura per restituire finalmente una nuova dignità al nostro meraviglioso paese.

Dobbiamo pensare in ottica di possibilità, di quello che possiamo fare concretamente in prima persona. In teoria siamo tutti in grado di capire che l’Italia ha molti assi nella manica in fatto di turismo, ma nella pratica la difficile arriva dopo, quando giunge il momento di metterti in gioco al 100%.

Come non essere d’accordo con Roberta? Credo che questo punto sia fondamentale.

Personalmente ho impiegato molto tempo per digerire questa cosa. All’inizio pensavo che per far crescere un’attività il punto più importante fosse lavorare, fare, accumulare esperienza. Alla fine invece mi sono dovuto ricredere. Il vero segreto che mi ha permesso di ottenere quello che ho ottenuto – come Roberta – è stato lavorare molto su me stesso per sviluppare quella mentalità da imprenditore senza la quale non avrei mai potuto svoltare nella mia attività. Il segreto alla fine è proprio questo: la crescita di un’azienda passa dalla crescita delle persone.

E spero che tu possa fare tesoro di questa lezione importantissima.

Di mentalità da imprenditore e di come cogliere al volo le opportunità che offre il nostro territorio parleremo ampiamente durante la prossima edizione del corso Vivere di Turismo. Se anche tu vuoi sapere come ragiona la mente di un imprenditore extralberghiero di successo e perché riesce a cogliere anche quelle opportunità che a te sembrano “invisibili” ti consiglio di iscriverti al link che trovi qui sotto.

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A presto! 😉