“I miei segreti per costruire un’impresa di successo”

Aperitivo con Danilo e Stefano Versace

In quest’ultima puntata dell’Aperitivo con Danilo parliamo di Mindset Imprenditoriale con Stefano Versace, oggi considerato il Re del gelato italiano in america. 

Probabilmente avrai già sentito parlare di lui e di come, partendo da zero, è approdato negli Stati Uniti e ha fondato un business di successo nel settore del Food.

La storia di Stefano è quella di un imprenditore visionario e coraggioso la cui vita passa attraverso due cambiamenti importantissimi: quello dell’ambiente (con il trasferimento suo e della sua famiglia dall’Italia a Miami) e quello più importante ancora del suo Mindset. 

Ecco cosa ci ha raccontato a proposito di come si crea e si accresce un’impresa di successo… 

Stefano, qual è il fattore principale del tuo successo? Cos’ha fatto sì che avvenisse un cambiamento così rapido e profondo nella tua vita?

Il 95% del successo è da attribuire al cambiamento di mindset.

Prima di approdare in America, ho dedicato 16 anni della mia vita al settore assicurativo-finanziario. In seguito ho cambiato completamente, iniziando a gestire un ristorante ad Urbino, senza però ottenere i risultati che mi aspettavo. 

A quel tempo ero ancora convinto che i motivi principali per cui non stavo ancora ottenendo il successo che volevo erano: il Sindaco che chiudeva una strada, il turismo della zona che era sempre più scarso, la Regione che non faceva niente per agevolare gli imprenditori, e così via… 

Era sempre colpa degli altri e non era mai colpa mia. 

Così mi sono detto: “Adesso vi faccio vedere io! Teneteveli voi i problemi dell’Italia, io vado in America dove fare business è un gioco da ragazzi!”

Nel giro di qualche mese sono partito per l’America con la mia famiglia e ho aperto la mia prima gelateria, non senza vicissitudini (perché a dire il vero aprire un business da zero a Miami non era così semplice come avevo immaginato…). 

Nonostante tutto però mi trovavo in America con la mia famiglia, ed ero riuscito ad aprire la mia attività. Non avevo motivo per non essere felice.

Dopo soltanto un mese e mezzo però, ho cominciato a pormi i primi dubbi. 

Era la mattina del primo di Gennaio e come tutte le mattine mi ero alzato presto per andare ad aprire la gelateria. 

Mentre premevo l’interruttore per avviare gli impianti però, mi sono chiesto:

Sono venuto in America per fare la stessa vita frenetica che facevo in Italia, e di fatto niente è cambiato. Che senso ha tutto questo? 

Avevo compreso che il problema non era legato alla “location” del mio business, ma al mio mindset. 

Così, visto che avevo bisogno di trovare una via d’uscita a questa situazione, ho deciso di andare a vedere cosa stavano facendo i miei competitor e quali azioni avevano compiuto per ottenere il successo. 

Studiando i concorrenti del mio stesso settore, ho scoperto quindi che facevano tutto in modo completamente diverso da come stavo facendo io!

Ecco che ho deciso di prendere i punti di forza che stavano alla base del loro successo, e portarli uno ad uno all’interno del mio business.   

Negli ultimi anni ho speso oltre 100.000 euro in formazione e alla fine ho capito che è il mindset (e NON la location) ciò che permette di raggiungere tutti gli obiettivi che vuoi. 

Il grande cambiamento che hanno bisogno di capire gli italiani è proprio questo: finché sei indispensabile per la tua azienda non sei un imprenditore, ma un artigiano. Che non è offensivo, ma non puoi pensare di diventare milionario da artigiano. E se vuoi guadagnare grosse cifre con la tua attività non puoi rientrare nella seconda categoria.

L’aspetto economico è sicuramente importante per ognuno di noi. E aggiungo, molto spesso la soddisfazione personale sta al di là di quello che produce economicamente il tuo lavoro…

Certo, la produzione di denaro non è ciò che rende felici. Ciò che ci rende felici è fare ciò che ci piace e farlo ogni volta che vogliamo. 

Chi dice che il lavoro è la propria passione mente spudoratamente perché se fosse una passione andrebbe fatto soltanto quando hai voglia, invece il lavoro si fa sempre anche quando non ne hai alcuna voglia. 

Detto questo, io ho la fortuna di poter scegliere, all’interno del mio lavoro, la parte che più mi piace. Per esempio, nella gestione delle gelaterie, io cerco i soldi che è l’unica attività che devi fare all’interno della tua attività se sei un imprenditore. 

Come dicono in America “If you are the smartest person in the room, you are in the wrong room”. Bisogna circondarsi di gente migliore di te, esattamente come ho fatto io: ho preso il miglior manager, il miglior CFO, i migliori venditori, che sono estremamente bravi e preparati – molto più di me – su quello che fanno.  

La seconda cosa importante per me è essere l’immagine della mia azienda. Io ho deciso di metterci la faccia perché chi investe con me lo fa esattamente CON ME. Voglio che la mia azienda abbia il mio volto, un po’ come Giovanni Rana.

All’inizio come hai fatto a fidarti dei tuoi collaboratori delegando tutti i compiti? 

Questa domanda nasce da una caratteristica tipica degli italiani che è “come lo faccio io non lo fa nessuno”. 

È semplicemente una cosa che dobbiamo accettare: le nostre aziende possono vivere senza di noi. 

Il problema è che veniamo da una generazione di imprenditori che ha lottato e sofferto per costruire la propria attività dopo la guerra, per i quali delegare una cosa su cui avevano riposto molto sforzo era semplicemente impensabile. 

L’unico modo per risolvere questo problema è la scalabilità. 

Un esempio sul settore dell’artigianato: se fornisco dei macchinari per la produzione di scarpe a degli artigiani, produrrò un gran numero di scarpe. In questo modo perderò magari un 2% di artigianalità, ma quanto incide questo aspetto sul prodotto finito? E quanto invece incide l’utilizzo di macchinari? 

La produzione che utilizza macchinari è più efficiente in termini di quantità prodotte e questo andrà a compensare quel 2% di artigianalità che perdo.

Dobbiamo toglierci dalla testa l’idea che l’artigiano fa un prodotto migliore! Se un artigiano lavora bene, esattamente come l’azienda, 

Per riprendere la domanda, all’inizio bisogna “tirare la cinghia” ed accettare che i propri guadagni finiscano nelle tasche di altre persone. Guadagneremo meno, ma così facendo avremo il tempo di capire come rendere scalabile la nostra attività.

L’imprenditore vero è quello che lavora 5 anni della propria vita come nessuno è disposto a fare, per poter vivere il resto della vita come nessuno si potrà mai permettere.

E soltanto stando FUORI dal business puoi renderti conto di tutte quelle piccole cose che vanno cambiate.

E cosa ci dici a proposito di emotività nella gestione dell’azienda? 

A proposito di questo ricordo con piacere il corso di Roberto Re in cui si parla della gestione delle emozioni. Il saper gestire l’emotività è fondamentale soprattutto nelle occasioni in cui hai a che fare con le persone che vogliono deliberatamente danneggiarti.

Mantenere la calma e la lucidità è importante. Uno dei segreti sta proprio nel riuscire a togliere la parte emozionale, pensando a ciò che l’altra persona vuole e cosa posso offrirle. 

Ricordo che durante una negoziazione la persona con cui stavo parlando aveva come obiettivo quello di “farmi del male”. In quella situazione ho cercato di trovare una soluzione, mantenendo il più possibile la calma. Alla fine quella persona è uscita dalla negoziazione con meno di ciò che gli avevo proposto inizialmente.

Ecco una domanda da parte di un membro della community: quanto tempo ci hai messo per cambiare mindset? Quali sono gli step per “diventare Stefano Versace”? 

Il mindset si cambia in due fasi. La prima è il “click”, ossia accettare la decisione di cambiare mindset. 

Questo si fa senza fretta, ma senza perdere tempo. Il cambiamento di mindset è un po’ come il poker: ci vogliono 5 minuti per imparare le regole, ma una vita per diventare maestri. 

Per cambiare l’80% del mindset bastano un paio d’anni, per perfezionarsi ci vuole una vita.

Danilo: Sono d’accordo, quando mi fanno questa domanda rispondo la stessa cosa e aggiungo: in quei 2 anni tutti ti remano contro, il lavoro si intensifica e non hai risultati a breve termine. 

Perciò, ricollegandomi al discorso di Stefano, delegare è importante per poter guardare l’attività da fuori e per lavorare su sé stessi.

Se si sta sempre all’interno dello stesso contesto, seguendo le solite abitudini diventa difficile cambiare mindset.

Stefano: Credo che i due problemi più grandi del “mindset italiano” siano: 

  1. non saper accettare di non poter controllare tutto 
  2. aver paura del fallimento.

Fallire fa parte della vita ed è una realtà che va accettata, di cui non bisogna vergognarsi. 

Una volta accettato, il fallimento ti porta a fare cose che gli altri non hanno mai fatto. Per gestire determinate situazioni bisogna avere la giusta mentalità, giusto?  

Esatto, e una delle cose che più aiuta è relazionarsi e interagire con persone che hanno il nostro stesso mindset, skills e la stessa voglia di imparare e apprendere. 

Ai corsi di formazione spesso ci si va non per il corso, ma per il relatore. È il relatore il valore aggiunto.

A “ImprendiFood”, il corso che ho creato e che si tiene a Bologna, il 38% delle persone che hanno partecipato lo scorso anno NON appartenevano al settore del food. Ma le tecniche sono le stesse e inoltre c’è un’ampia possibilità di fare networking. 

Danilo: Sono completamente d’accordo: scoprire sé stessi è un processo lento e difficile e uno dei mezzi che abbiamo per farlo è il confronto con gli altri. Se mi confronto con persone che hanno già ottenuto certi risultati, è probabile che io trovi dentro me stesso le risorse che mi porteranno a raggiungere i miei obiettivi.

Come trovi l’energia e il tempo da dedicare alle relazioni? 

Evito di fare cose che occupano tanto tempo. Ad esempio, guardo poca televisione. Durante il giorno delego tantissimo, perciò mi dedico ad impartire istruzioni.

Sui social evito di litigare con sconosciuti, piuttosto dedico il mio tempo cercando di comunicare qualcosa d’impatto, in grado di generare un risultato.

Il consiglio che mi sento di dare è: cerca sempre di ridurre al minimo il tempo passivo e inutile e dedica tempo ai social in maniera intelligente e costruttiva.

Danilo: per sapere cosa postare, bisogna sapere quali sono le cose che interessano al pubblico. Invece di vedere cosa fanno gli altri nelle loro pagine, possiamo cercare di capire come possono essere utili gli altri al nostro scopo.

Domanda da un milione di dollari: come fai a conciliare gli impegni lavorativi con la famiglia? 

Se non riesco a farli entrambi scelgo la famiglia. Più riesci a delegare i compiti e più tempo libero avrai. Questo tempo va utilizzato facendo qualcosa che ci piace.

Personalmente credo che sei davvero ricco quando hai soldi e tempo libero per spenderli.  

Vuoi aggiungere un’ultima considerazione Stefano? 

Stefano: Cercate di comunicare sempre al meglio e fate comunità. Combattete insieme contro questo sistema che allontana sempre più persone dall’Italia e fatelo in modo saggio. 

Ricordate che avete una missione importantissima: quella di contribuire alla rinascita dell’accoglienza e del Turismo nel nostro Paese!