Rifondata sulla bellezza: come la bellezza e l’identità del nostro territorio salveranno il futuro del Turismo italiano

Aperitivo con Danilo e Emilio Casalini

 

In questa puntata dell’Aperitivo con Danilo abbiamo un ospite davvero d’eccezione che ho incontrato qualche tempo fa leggendo le pagine del suo libro “Rifondata sulla bellezza”. 

Mi chiedevo “chissà se un giorno riuscirò a conoscerlo!” e così è successo proprio grazie a Vivere di Turismo. 

Sto parlando di Emilio Casalini, giornalista e fotoreporter che ha collaborato con diverse testate italiane e condotto numerose indagini sull’identità e sulla bellezza del territorio italiano. 

Un ospite assolutamente in linea con la filosofia della nostra community che non potevo certo non chiamare all’interno del nostro appuntamento del lunedì! 

Ecco cosa ci ha raccontato a proposito della narrazione del nostro territorio e di come possiamo sfruttarla all’interno delle nostre attività per attirare i turisti e invogliarli a visitare il nostro Paese.

CIAO EMILIO E BENVENUTO. INNANZITUTTO RACCONTACI UN PO’ DI TE.
SEI UNO SCRITTORE, MA HAI FATTO TANTE COSE NELLA VITA…

Ho sempre avuto la fortuna di poter rincorrere i miei sogni. 

Dopo la laurea ho deciso di viaggiare e di trovare un modo di farmi pagare per farlo, così ho intrapreso la carriera del fotoreporter, quando ancora c’era la pellicola. 

Nel 2000 ho iniziato una collaborazione con la Rai e nel 2010 sono entrato nella squadra di Report, dove ho seguito diverse inchieste.

Nel 2014 ho voluto dedicarmi a un’inchiesta tutta mia, perché volevo cercare di trovare la risposta a una grande domanda che mi ero sempre posto: 

“Perché da quando sono nato sento dire che l’Italia potrebbe vivere della sua bellezza, ma poi di fatto questo non avviene, se non in minima parte?”

Anni di studio per trovare una risposta a questa domanda hanno portato alla pubblicazione del libro Rifondata sulla bellezza. 

È stato proprio questo libro, successivamente, a trascinarmi verso una strada tutta nuova. Dopo aver lasciato Report, ho deciso di dedicarmi interamente alla narrazione dell’identità e della bellezza italiana, e degli strumenti di valorizzazione che possiamo (anzi dovremmo) utilizzare. 

NEL TUO LIBRO PARLI SPESSO DI BELLEZZA. DAL TUO PUNTO DI VISTA, COS’É LA “BELLEZZA”?

Secondo me “bellezza” è quel momento in cui ti rendi conto che ciò che hai davanti ti migliora. 

Credo che la bellezza sia in parte oggettiva (alcuni canoni di bellezza e armonia sono universalmente condivisibili) e in parte soggettiva.

Quando entri in una casa “bella” stai bene, ti senti accolto, perché capisci che c’è una certa cura e attenzione dei dettagli. Così come quando visiti una bella città: ti fa stare bene, ti fa sentire meglio. 

Per secoli in Italia c’è stato un vero e proprio culto della bellezza e della creazione di luoghi dove l’uomo potesse stare meglio. 

Oggi la componente bellezza si unisce a quella etica, che non si trovano più in contrapposizione, ma viaggiano sullo stesso binario. 

Ti racconto questo aneddoto. 

Qualche giorno fa sono stato a San Giovanni Valdarno, in Toscana, per un convegno. Ho scoperto che quella zona era conosciuta come Terra nuova perché nel 1290 Firenze aveva deciso di costruire lì 5 nuovi insediamenti, dando origine a queste nuove città in armonia coi bisogni della popolazione.

È stata una scoperta illuminante: già a quel tempo ragionavano in ottica di bellezza, cercando di costruire qualcosa che fosse utile e bello insieme. 

Se osserviamo il passato, la maggior parte delle cose era utile oppure etica. Oggi invece, grazie alla creazione di nuovi business, possiamo unire l’utilità all’etica.

Tu stesso parli del miglioramento dell’Italia e fai un business. Così come le persone che possiedono una struttura extralberghiera: accolgono un viaggiatore creando felicità e benessere e allo stesso tempo un business per se stesse. 

Sono innamorato del nostro periodo storico proprio per questo motivo: mai come oggi possiamo lavorare in modo utile ed etico allo stesso tempo.

Danilo: Sono d’accordo con te, e oltre a questo c’è da considerare il fatto che molto spesso siamo spinti da un’esigenza ecologica. 

Il problema della sostenibilità è sotto gli occhi di tutti,  ecco perché le persone iniziano a pensare come poter ottenere lo stesso grado di benessere, ma in maniera diversa e più attenta all’ambiente.

L’Italia ha l’enorme fortuna di possedere già un enorme patrimonio di tradizioni e costruzioni, diversamente da altri luoghi dove è spesso necessario partire da zero. Quello che manca spesso è la consapevolezza dell’enorme valore e bellezza di questi luoghi, che il mondo intero ci invidia. 

Emilio: Purtroppo abbiamo il bisogno di rigenerare una serie di luoghi che sono stati danneggiati soprattutto tra anni ‘60 e gli anni ‘80. In quel periodo c’è stato un momento di follia architettonica in cui invece di diffondere la bellezza, hanno costruito delle autentiche bruttezze.

Anche dove c’è la devastazione più grande, spesso un po’ di colore e di narrazione possono cambiare il modo in cui percepiamo alcuni luoghi.

È un po’ quello che i giapponesi chiamano Kintsugi, ossia l’arte di riparare le cose rotte con della vernice dorata trasformando l’oggetto rotto in un’opera d’arte unica.

Ricordiamoci che anche noi come parte dell’industria turistica abbiamo la responsabilità di “riparare i luoghi rotti” e narrare la loro bellezza a chi non li conosce. 

Come facciamo? 

Guardiamo al settore alberghiero ad esempio, i “grandi” del settore come Booking e Hilton si stanno muovendo molto bene. 

Entrambi hanno condotto delle ricerche e hanno notato che i luoghi ambientalmente sostenibili stanno entrando in maniera preponderante nelle ricerche dei viaggiatori. 

Hilton ha dato il via ad una policy di sviluppo sostenibile come quella delle Nazioni Unite per il 2030, ma molto più ampia. In questa policy ci sono ad esempio la riduzione del 50% delle emissioni, il risparmio delle risorse e la tutela della catena sociale. 

Hilton ha capito che le persone vogliono alloggiare in quelle  strutture che hanno un’etica sostenibile ed un impatto ambientale molto basso.

Ecco un esempio virtuoso che dobbiamo prendere a riferimento!

Possediamo una struttura in un posto sfigato? Inventiamoci qualcosa!

Le persone al giorno d’oggi scelgono di soggiornare anche fuori dai classici centri storici, preferendo strutture sensibili ai temi dell’ambiente e della sostenibilità. 

Ecco come etico e utile possono, ancora una volta, fondersi insieme. 

È QUINDI POSSIBILE FARE TURISMO EXTRA ALBERGHIERO NON SOLO NELLE GRANDI CITTÀ, MA ANCHE NELLE ZONE MARGINALI. COSA NE PENSI A RIGUARDO?

Prendiamo come esempio quello che viene considerato il borgo più bello d’Italia: Borgo Egnazia, in Puglia.

Cos’hanno fatto qui di particolare per attirare ogni anno vip da tutto il mondo? 

Una cosa molto semplice: hanno riprodotto la normale vita quotidiana, in qualità altissima.

È un borgo “finto” da un certo punto di vista perché tutto si muove attorno alle esigenze di una struttura alberghiera, ma estremamente autentico perché riproduce nel dettaglio la vita tipica locale. 

Fanno un ottimo business semplicemente replicando un ambiente che esiste già e che il mondo intero apprezza ed è disposto a pagare a peso d’oro pur di vivere. 

Questa strategia è vincente e andrebbe applicata a tutti i borghi d’Italia. 

Faccio un altro esempio: in Italia l’associazione Borghi Autentici sta lavorando proprio sul concetto di autenticità. 

Ci sono degli “angeli”, come li chiamano loro, ovvero dei tutor che si recano nei borghi e spiegano alle persone come valorizzare le proprie risorse e reinventarsi per attirare i viaggiatori. 

E a proposito di “reinventarsi” ti racconto anche un altro aneddoto. 

Pochi giorni fa mi trovavo a Cortona, un borgo bellissimo della Toscana. Cortona è meravigliosa, ma se scendi dalle parti della stazione la sensazione è quella di stare in un posto oggettivamente “brutto” e abbandonato da Dio. 

Proprio all’interno di una di queste viuzze non troppo accoglienti, un tipo ha aperto un locale tutto colorato, con dell’ottimo cibo, ottima musica e un’atmosfera meravigliosa. 

Risultato: oltre ad essere aperto dal mattino alla sera, è sempre pieno ed è il posto in assoluto più frequentato di Cortona. 

Perché? 

Semplice. Perché ha usato bellezza, empatia e qualità. Tutti ingredienti necessari per un’ottima accoglienza turistica.  

NEL TUO LIBRO PARLI DI UN PARTICOLARE TESSUTO, CITATO NELLA BIBBIA, IL BISSO. COME MAI È COSì IMPORTANTE SECONDO TE?

È un esempio di narrazione di cui sono innamorato.

Nella Bibbia Dio descrive a Mosè come creare un vestito in Bisso. Il Bisso è un tessuto che viene fatto con dei filamenti della pinna nobilis, una conchiglia molto diffusa in passato nel golfo di Taranto. Oggi pochissime persone in grado di creare questo tessuto si trovano a Cagliari.

La cosa che mi ha colpito è proprio la narrazione unica attorno a questo Bisso. Una narrazione particolare come questa, (contenuta addirittura nella Bibbia!) potrebbe valorizzare un luogo sconosciuto e diventare una calamita potentissima per i viaggiatori da tutto il mondo. Peccato che in Italia non sia mai stata utilizzata… 

Ancora, prendiamo l’esempio di Verona, dove ogni anno milioni di turisti visitano la Casa di Giulietta ignorando il fatto che sia una storia inventata e che in quella casa nessuna Giulietta ci abbia mai abitato davvero.

Pensiamo a quanto possiamo raccontare e a quali strumenti possiamo inventarci per far interessare le persone che vengono a visitare i nostri luoghi. Spesso si tratta di qualcosa che va fuori dalla classica “brochure”.

Bisogna avere il coraggio di avere una visione in grande, invece di pensare sempre in piccolo.

Raccontare la nostra identità è fondamentale ed è a costo zero. 

NEL TUO LIBRO PARLI DEL PATRIMONIO ITALIANO NELLE ARTI E NEI MESTIERI E DI COME NON VENGA VALORIZZATO TANTO QUANTO IN GIAPPONE, PER ESEMPIO.
CE NE PARLI PIÙ IN DETTAGLIO?

Il fatto è che abbiamo talmente tanto nel nostro territorio che spesso non ci rendiamo conto del suo valore. Il fatto di vivere in questa dimensione ci porta a sottovalutare lo sforzo che è necessario fare per dare un valore alla magnifica terra su cui camminiamo ogni giorno. 

I giapponesi hanno creato i tesori viventi, ossia hanno dato un riconoscimento a tutti i più grandi artigiani e artisti della storia, riconoscendoli come tesori viventi appunto.

Questa cosa potremmo farla anche in Italia, creando delle esperienze attraverso l’artigianato.

Si potrebbe dare ad esempio la possibilità al turista di crearsi il proprio vaso con il vetro di Burano o la propria ceramica di Caltagirone. 

I viaggiatori amano l’Italia e ancora di più l’idea di poter portare a casa un pezzo della nostra identità.  

SIAMO ARRIVATI AL TERMINE DEL NOSTRO APERITIVO EMILIO, VUOI AGGIUNGERE UN’ULTIMA CONSIDERAZIONE?

Credo che in questo momento storico la cosa che dobbiamo sviluppare di più noi italiani sia la consapevolezza. 

La consapevolezza della bellezza che ci circonda, dell’identità forte del nostro territorio e della nostra storia, e come valorizzarle al meglio.

Guardare l’Italia è un po’ come guardare un mosaico: da lontano sembra un dipinto, poi man mano che ti avvicini noti che è composto da una serie di tessere. Solo osservando nei dettagli hai la consapevolezza che ogni tessera del mosaico ha un valore fondamentale.

Allo stesso modo dobbiamo avere la consapevolezza e la responsabilità di ciò che facciamo ogni giorno all’interno delle nostre attività: ciascuna decisione, idea, azione è un piccolo tassello di un grande mosaico chiamato Sviluppo del territorio.